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La volpe e la comare

KHM 074

Una lupa mise al mondo un lupacchiotto e invitò la volpe a fare da madrina. "E' nostra parente stretta" disse "è astuta e ha molto giudizio: potrà addestrare il mio figlioletto e aiutarlo a farsi strada nel mondo." La volpe fu molto onorata per l'invito e disse: "Vi ringrazio per l'omaggio che mi fate; io mi comporterò in modo da contentarvi."

Durante il banchetto mangiò a quattro palmenti divertendosi allegramente, poi disse: "Cara signora comare, è nostro dovere provvedere al piccolo; dovete nutrirvi bene perché, si irrobustisca. Conosco un ovile dove sarà facile prenderci un bel bocconcino." L'idea piacque alla lupa, e si avvicinò alla cascina con la volpe. Questa le mostrò l'ovile di lontano e disse: "Da quella parte potrete intrufolarvi dentro inosservata; nel frattempo voglio guardarmi un po' attorno da quest'altra, per vedere di acchiappare un pollastrello." In realtà la volpe non ci andò affatto: si acquattò al limitare del bosco, distese le zampe e si riposò. La lupa strisciò dentro alla stalla, ma là c'era un cane che fece tanto di quel rumore che i contadini accorsero, sorpresero la signora comare e le tolsero il pelo a bastonate. Alla fine ella riuscì a fuggire e si trascinò fuori; là trovò la volpe che giaceva a terra e che lamentandosi disse: "Ah, cara signora comare, mi è andata male! I contadini mi hanno sorpresa e mi hanno rotto tutte le ossa! Se non volete che rimanga qui distesa a morire di fame, dovete portarmi via." La lupa avanzava lei pure a stento, ma si preoccupò tanto per la volpe che se la prese sulla schiena e, piano piano, riuscì a portare fino a casa la comare, sana come un pesce. Lì, la volpe le gridò: "Addio, cara signora comare, e buon pro vi faccia l'arrosto!" E corse via ridendo a più non posso.

— FINE —

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