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L'indovinello

KHM 022

C'era una volta una principessa superba che non sapeva più cosa inventare per appagare la sua alterigia. Infine giunse a bandire un proclama nel quale si diceva che colui che le avesse proposto un indovinello cui ella avesse saputo dare risposta, avrebbe perso la vita. Ma se ella non avesse saputo indovinare, sarebbe diventata sua sposa. La principessa era bella, bianca come il latte e rossa come il sangue, così che nessun pretendente temeva il pericolo, e uno dopo l'altro si presentavano con il loro indovinello, ma lei indovinava ogni volta. Ne aveva già mandati a morte nove, quando il figlio di un commerciante venne a sapere del proclama, e decise di tentare. Il suo servo, che era saggio, doveva accompagnarlo e dargli manforte. "Quattro occhi vedono meglio di due" pensava il giovane. "Ce la faremo, chi ben comincia è a metà dell'opera." La madre e il padre, però, quando seppero la notizia, ne furono molto addolorati perché, erano convinti che il loro amato figlio sarebbe morto; essi non volevano lasciarlo andare e dissero: "E' meglio che egli muoia e venga sepolto qui da noi che in terra straniera." Così gli versarono del veleno nel bicchiere della staffa e dissero: "Caro figlio, bevi un'ultima volta con noi." Ma il figlio sembrò capire le loro intenzioni perché, non volle bere, salì a cavallo e disse: "Addio, cari genitori, devo andare prima che un altro conquisti la principessa." Allora essi gli porsero lo stesso il bicchiere per farlo bere a forza, ma egli diede di sprone al cavallo cosicché, il vino si rovesciò sull'animale e gli entrò nell'orecchio. Quando ebbero fatto un tratto di strada, il cavallo stramazzò a terra, così il giovane prese quello del servo e questi dovette seguirlo a piedi portando il fagotto sulle spalle. Dei corvi si posarono sul cadavere del cavallo per mangiarselo, ma siccome la carne era avvelenata, si avvelenarono anch'essi e caddero a terra.

Tre di essi furono raccolti dal servo che li portò con s, in un'osteria e pensò: "Questo servirà da mangime per le canaglie." Li fece tagliare a piccoli pezzi e ne fece il ripieno di tre pagnotte. La mattina dopo si trovarono ad attraversare un bosco immersi nella nebbia fitta; all'improvviso saltarono fuori dodici malviventi che fermarono servo e padrone. Il servo disse: "Risparmiateci la vita; non abbiamo denaro, ma abbiamo tre pagnotte e ve le daremo." I malviventi erano soddisfatti, presero i pani, li divisero fra loro e li mangiarono. Non passò molto tempo che il veleno li uccise ed essi caddero a terra. I due giunsero così in città e il giovane mercante si presentò alla principessa e disse che voleva proporle un indovinello. Gli fu accordato il permesso ed egli disse: "Al primo colpo uno, al secondo colpo tre, al terzo colpo dodici: come si spiega?" La principessa rifletté, ma non seppe trovare la soluzione; consultò i suoi libri di indovinelli, ma non c'era. Siccome aveva tre giorni di tempo, la prima notte mandò la sua fantesca nella camera da letto dell'ospite: ella doveva origliare, se per caso nel sonno egli avesse parlato. Ma il servo accorto si era messo nel letto del padrone e quando la fantesca entrò le strappò l'abito che aveva addosso e la cacciò a vergate; l'abito invece lo nascose nel suo fagotto. La seconda notte, la principessa mandò la sua cameriera, ma il servo tolse il vestito anche a questa e la cacciò a vergate. La terza notte venne la principessa in persona che, avvolta in un abito grigio nebbia, si sedette accanto al letto del giovane. E, quando pensò che dormisse, gli rivolse la parola, sperando che rispondesse in sogno; invece egli era sveglio, udì e comprese ogni cosa. Ella chiese: "Al primo colpo uno: che cos'è?" Egli rispose: "Il mio cavallo che morì per il veleno che gli colò nell'orecchio." - "Al secondo colpo tre: che cos'è?" - "Tre corvi che mangiarono il cavallo avvelenato e per questo morirono." - "Al terzo colpo dodici: che cos'è?" - "Dodici malviventi che mangiarono i corvi avvelenati, sminuzzati dentro tre pani, e per questo morirono." Spiegato l'indovinello, la principessa voleva svignarsela, ma egli le trattenne l'abito che ella dovette abbandonare. La mattina seguente ella annunciò: "Ho risolto l'enigma." Fece chiamare i dodici giudici e lo spiegò. Ma il giovane chiese udienza davanti a loro e disse: "Se ella non fosse entrata di notte nella mia camera e non mi avesse interrogato, non l'avrebbe risolto." I giudici gli risposero: "Portaci delle prove." Allora il servo mostrò i tre abiti e quando i giudici riconobbero quello grigio nebbia, dissero: "Fatelo ricamare!." Così l'abito fu ricamato per le nozze e la principessa fu data al giovane in sposa.

— FINE —

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